La provincia di Cuneo appartiene al Piemonte sud-occidentale e racchiude un territorio molto vasto che la rende una delle più estese provincie italiane.
La costituzione dell’attuale Provincia di Cuneo è relativamente recente: essa nacque infatti nel 1859, ancora in età subalpina, istituita con la legge che recava il titolo ”Nuovo ordinamento comunale e provinciale del Regno”.
La preistoria
Le uniche documentazioni rimaste concernenti i quattro millenni della preistoria sono quelle archeologiche, dai più di 100.000 graffiti delle valli attorno al monte Bego ai manufatti litici della stazione neolitica di Alba (IV millennio a.C.).
La romanizzazione
La prima sistemazione amministrativa del territorio fu quella data dai romani, subito dopo il definitivo assoggettamento dei popoli alpini.
Le popolazioni con le quali si scontrarono erano liguri, come ribadito da Augusto dopo l’ultima guerra contro i popoli alpini.
Nell’organizzazione dell'Italia egli assegnò alla regione a sud del Po (la IX), comprendente anche queste terre, il nome di Liguria.
La “descriptio Italiae” di Augusto nell’elencare gli “oppida” della IX Regio ricorda nella pianura Pollentia (Pollenzo), Alba Pompeia (Alba) e Augusta Bagiennorum (Bene Vagienna), già romane prima delle ultime guerre contro i popoli alpini. La parte montuosa, dopo la conquista non fu amministrativamente inserita nell'Italia ma fu costituita a parte in Provincia Alpium Maritimarum la quale, territorialmente era posta a cavallo delle Alpi omonime, comprendendo nella propria giurisdizione i due versanti e avendo come centro principale Cemenelum, oggi Cimiez, alla periferia di Nizza. Sul versante rivolto alla pianura i centri principali erano Pedo (oggi Borgo San Dalmazzo) e Forum Germanorum che può essere identificata, con molta probabilità, nell’odierno San Lorenzo di Caraglio.
Il medioevo
La decadenza romana e il conseguente inizio dei “secoli bui” sono tangibilmente segnati dalla battaglia di Pollenzo (402) tra le truppe del romano Stilicone e quelle del goto Alarico.
Dopo i periodi gotico e bizantino furono i longobardi, giunti a metà dell’VIII secolo a contrapporre nelle valli alpine i loro eserciti e i loro monasteri alla penetrazione franca. Successivamente, sul finire del secolo IX e per tutto il X, questi territori provarono la furia distruttrice di ungari e saraceni.
Il Cristianesimo
Già a partire dal III secolo qualche epigrafe documenta la presenza cristiana in Piemonte. Tuttavia, solamente nella seconda metà del secolo successivo nascono le prime diocesi ed il cristianesimo appare come elemento portante della società del tempo.
Sul territorio ebbero giurisdizione tre delle più antiche diocesi piemontesi: Torino, Asti ed Alba. All’interno dei vasti confini delle primitive diocesi il cristianesimo si diffondeva sempre procedendo dai centri urbani verso la campagna. Già dalla fine del VII secolo è documentata una fitta rete di pievi che sino all’XI secolo inoltrato mantenne intatte le proprie prerogative: battistero, cimitero ed esazione delle decime.
Attorno a questo tessuto organizzativo si inserirono ben presto (sin dai primi secoli dell’alto medioevo) anche gli istituti monastici, la cui comparsa significò anche ripresa della vita economico-sociale. Tutte le abbazie sorte in età longobarda subirono poi le incursioni saracene e dovettero attendere la metà dell’XI secolo per la ricostruzione e la ripresa delle attività.
I Comuni
Il secolo XII segnò la rinascita in campo ecclesiastico e civile, con l’insediarsi dei nuovi Signori nei vari marchesati e poi, nella seconda metà e sulla fine, il sorgere dei primi comuni che proprio contro questi signori rivendicavano la loro libertà. Ovunque lo scontro ebbe fasi alterne e l’autonomia dei comuni subì continuamente limitazioni. Nell’età del Barbarossa su queste terre, ad eccezione di Alba, non ci sono ancora liberi comuni, ancora e sempre rappresentati dai loro signori.
Dopo la Pace di Costanza (1183) con la quale Barbarossa rinunciava al suo progetto di sottomettere i comuni italiani, il vento della libertà soffiò verso queste terre, creando ovunque una fioritura di statuti comunali. Il comune di Alba e quelli di Savigliano, Cuneo, Mondovì, Bra a cui presto si aggiunse anche Fossano, nacquero veramente nello spirito della Pace di Costanza.
I Savoia
Poco dopo la metà del secolo XIII si chiudeva la breve parentesi dei liberi comuni. Nel contesto politico del tempo nessun piccolo comune, tranne Asti, era in grado di opporsi al rafforzamento delle Signorie che stavano loro attorno.
Nel 1259 Cuneo stipulava un atto di fedeltà senza condizioni, (in cambio di protezione) con gli Angiò che poi dominarono la scena politica per oltre 120 anni. Al momento della decadenza angioina, nella lotta per l’acquisto delle terre della contea, furono i Savoia (che già possedevano Fossano e Savigliano con il ramo minore degli Acaja) a spuntarla contro i Visconti, i Monferrato ed i Saluzzo. Ancora una volta fu Cuneo con la sua dedizione (1382) ad aprire alle altre terre la strada per l’ingresso nello stato sabaudo.
Il Marchesato di Ceva entrò a far parte dei domini sabaudi nel primo Quattrocento, il Marchesato di Saluzzo con la Pace di Lione (1601), Alba con la Pace di Cherasco (1631). Sino alle costituzioni settecentesche la storia registrò il graduale inserimento di queste terre in uno stato che si faceva sempre più forte ed accentratore.
Dopo la parentesi francese, i moti del 1821 ed un travagliato periodo di preparazione giunsero finalmente lo Statuto e le libere elezioni. In seguito la storia di queste terre divenne la storia dell'Italia, dalla preparazione alla creazione dello stato unitario, dalle guerre per l’indipendenza alle due tragiche guerre mondiali.